Siamo in ferie da noi stessi.

Dobbiamo vivere, per scrivere. Ci vediamo il 14 Febbraio.

Juanita de Paola

Noi giochiamo coi maschi.

Juanita de Paola

Noi non andiamo al mare uno, due, tre mesi coi bambini mentre il marito lavora. Noi non andiamo a fare i massaggi se non quando una cervicale tremenda ci stragia la vista. Noi non giochiamo a mamma-ha-perso-la-torta, pure mantenendo un sacro rispetto per quelle che lo fanno: sono dentro di noi, prima che fuori, non amarne il significato sarebbe strano, contro natura.

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Ti presento Fiammetta.

Juanita de Paola

Il mio amico W è l’evoluzione di un bambino fortunato. Primo di due figli, è nato con una bella camicia bianca e righine celesti, le cifre cucite e la tata Maria, ottanta chili per un metro e cinquanta – messicana, insostituibile, instancabile. Certo, fortunato nell’accezione del dopo guerra: con mangiare, con bere, con tetto capiente sopra la testa, con soldi per il dentista. Non necessariamente baciato dalla sorte in altri settori che abbiamo imparato essere fondamentali per l’equilibrio di una persona, ma con una buona base per diventarlo. Genitori a posto. Nonni e anche qualche bisnonno.

Il mio amico W a quattordici anni ha iniziato a soffrire la presenza dei poliziotti: quando li affiancavamo cominciava la tiritera – fascisti, pezzi di merda, stato di polizia, e così via. Ero affascinata: da dove arrivava tutta quella rabbia? Doveva essere successo qualcosa di eccezionale, una violazione, e unito alla sua faccia bella come una statua, componeva un pacchetto irresistibile. Leggi l’articolo completo