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Ovvero il mese delle vacanze, che le senti anche se stai a casa, il mese in cui anguria fa rima con goduria e flirtare riesce facile davvero a chiunque. Questo è il mese della pelle che ha i brillantini di suo e in cui i vestiti sono necessari come le biciclette ai pesci. Agosto all’insegna di Attilio, Beat Bar a Marina di Massa. Attilio è un surfista che ha questo bagno, credo di aver capito che sia demanio pubblico, ma lui dà gli ombrelloni lo stesso. E cocktails interminabili sotto il sole, la sera dj sessions per tutti e quanti i miei gusti: dai Beach Boys fino a Missy. Una gioia incontenibile, c’è da stare attenti a non essere risucchiati da qualche buco nella sabbia e ritrovarsi nel 1978. Non tanto per trovarcisi, è che poi ti tocca tornare. Pittura, scrivi. Pensa che ora tutti si girano e si guardano. E nessuno, nemmeno io, prova a proporre un punto cui arrivare ma si disegnano pallini di un cammino da percorrere in compagnia. Una lingua comune per potere dire, un orecchio solo per potere intendere e volere. I vecchi raccontano statici, i giovani cambiano idea e tutto confluisce in un vaso capiente e scuro, tutti beviamo con i palmi delle mani. Una musica che accarezza l’animo e la pelle entra nel pane e si fa mangiare, cantiamo. E ognuno canta la stessa canzone, lenta che si può ballare. Tutti si può ballare e cantare senza paura. Un divano di mani incrociate ci regge e liscia la fronte, un cane parla e l’acqua scende calda. Si fa il gioco di sorridersi e ci si dimentica perchè siamo in questo convivio, si decide di non tor nare a casa dopo perchè tutto è diventato casa.
Fuga, fuga, fuga, fuga. Caldo da svenire, caldo che mi fa stare statica su una sedia come una pera con una freccia nel mezzo, una macchina senza ruote, ed è proprio così che mi sento. Motori surriscaldati e avaria dell’animo, mi ci vuole acqua, il sangue fa le bolle, la testa mi ballonzola come se avessi l’alzheimer. Stanotte ho risognato un sogno, quando stavo dentro un’astronave verde, in mezzo al verde, precipitata su qualche montagna e arrivata in campagna per caso cioè per me. Ora vado su in collina, prendo la prima navicella spaziale che mi capita a tiro e ci metto la sella , mi raffresco all’azymuth della galassia lattea e già che ci sono ne approfitto per crescere di due o tre centimetri in assenza di gravità.
Allora oggi guidavo, mettevo le cassettine quelle che non si sono ancora disciolte sul cruscotto dentro lo stereino della Penelope, che mi pare una vacca di centanni prima del macello poverina, provo a cantare e ne esce un rantolo schifoso. Una gramaglia di stenti. Penso che quando non facevo un cazzo dalla mattina alla sera e navigavo nei sensi di colpa come Ulisse incatenato davanti alle sirene io ero felice. Sì, io suonavo e cantavo con il mio gruppino, preparavo le serate, imparavo a mente tutte le canzoni – ma non è strepitosa “take a walk on the wild side” invece del fax.. – e mi esibivo. Ora rientro come un catafalco a casa, lenta, mi ammazzo di ginnastica, poi faccio il bagno, poi mi ungo dalla testa ai piedi, poi mi ritrovo con cento persone che come me non sanno cosa farsene di una serata libera quando sono troppo stanche per apprezzarne la libertà. Ma non ho nemmeno lo scampo dell’idea della vacanza che mi farò, perché ho vinto questo stramaledetto finanziamento europeo, capestro del cazzo, ma chi ci pensava di poter avere questo risultato. Vado a Vellano a pigliarmi due linee di fresco, a non sentire suoni e a non vedere luce, che nel buio si immagina meglio.
Manuale di sopravvivenza per chi non va in vacanza [1] procacciarsi solo la cocaina buona se no in ufficio si diventa matti [2] non sputare dentro la botola dell’acqua per i clienti dentro l’ufficio, non è detto che solo perchè loro vanno in vacanza siano cattivi [3] non indossare magliette smanicate se non si ha dietro un pacco di salviette chilly (a meno che non si abbia l’attività vicino ad una pescheria) [4] liberarsi degli indugi e mangiare il cocomero seduti dentro il cocomero [5] comprare un arbre magique alle cozze e stare in macchina coi finestrini aperti come su una terrazza a capri [6] evitare le cene con chi resta, sono tutti depressi [7] evitare le cene con chi va, sono tutti reboanti [8] evitare le cene [9] sì all’aperitivo a firenze ma solo se a base di capriolo e tordi ripieni di palombo [10] cantare a squarciagola la canzone di Bruno Martino* dovunque ci si trovi appena si sente l’aria di chihuaua (chiuaua? chihuahua? ciuaua? ciwawa?) [11] attivare l’opzione omnitel “you and your mother” [12] sì alla moto d’acqua sulla spiaggia con gli alettoni di metallo [13] sì al referendum sull’eutanasia di Ferragosto [14] sì al silenziatore [15] sì alle cavigliere di cane [16] sushi di sudore e finocchietto selvatico a manetta [17] smettere di piangere per la fine della love story di Debora Caprioglio con Giuppy [18] applicazioni di ortica sugli occhi che stendono le rughe [19] applicazioni di foglie di mentuccia e aringhe che stendono i clienti [20] Tora Bora a Ottobre ha un paesaggio lunare e dei prezzi che ci ripagheranno della fatica estiva [21] addestrare uno sciame d’api assassine [22] andare in un circolo arci e urlare “berlusconi vi ama” [23] andare al fuan friday night fever party nudi con una kefia come un pareo estivo [24] andare in culo
Mare [2] “La donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole e reca in mano un mazzolin di rose e di viole, onde , si come suole, a ornar ella si appresta, diman al dì di festa, le puppe e il culo” parafrasava mille anni fa Simone. In ufficio la gente entra e sbava “aveee..eeeteee… ‘ngoraaa … vaccanza… pacchettoegitto… sciarmelsceicche… treeuroo..una birraa..urgh..doh” e dagli la borsina premio per chi prenota prima del 37 Agosto, col loghino, trasparenze, vual alisese e sciffon. L’aria confezionata permette al fumo delle (mie) sigarette di avvolgersi torno torno alla stampante e inviare fax. Si gira in ufficio a piedi ignudi, si beve estathe e ingaggiano gare di rutti con il vivavoce chiamando le linee interne mentre i clienti, quei poveri cani che sono ancora in città, sfogliano compìti i cataloghi, con la bocca così, come un bocciolo di rosa. ” Avete mica un traghetto per l’Elba il 15 di Agosto?”. “No”. Dalla mia postazione non-turistica odo augelli far festa e sotto il maestrale urla e boccheggia il male, mentre inserisco i dati e strutturo il database ricordo con affetto quando al mare ero la più grassa di tutte ma senza seno, un mirabile incrocio genetico: padre altoatesino di gamba corta e mamma ligure dal fisico strepitoso che alla nascita ha messo la spunta sulla conservazione del suo patrimonio genetico a suo uso e consumo solamente. I bei tempi andati. Il trisnonno Pasquale ha invece contribuito tricologicamente, ricordo bene cacciatori inseguirmi in spiaggia e urlare contro il mio dorso di cinghiale, ricordo la pista di pelo gattino che partiva dalla barbetta giovanile unita ai primi turbamenti, chi guardare? le ragazze o i ragazzi? Il risultato era lo stesso. Ricordo il mio primo bikini e qualcuno che mi chiedeva se gli prestavo la maschera di carnevale da Sumo e dove avevo trovato quello zaino di pelle così cool che portavo alla rovescia, mamma provvide a comprarmi un costumino intero a righe orizzontali di topolino. Correva l’anno del topo walkie e i bambini urlavano “avvistata Trudy!” e io ridevo felice sotto i baffi abbronzati, mi piaceva il mare, era la mia dimensione: i flirt, le prime cotte, panne si intende, le abboffate prima delle abboffate, il maldipancia al bagno del mare senza le ciabattine di gomma, il torneo di Beach Volley tirando in dentro la pancia e il ricorso massivo al no-gas Giuliani. Ricordo l’Optimist del mio corso di vela e l’eritema, rammento anche il salvagente arancione che si appoggiava al primo anello di ciambelle stomacali e mi occludeva le vie repiratorie e nascondeva il collo. “toc toc” “chi è” ” il tuo collo, dove sono?”. E le indianate sulla spiaggia, quando anche io finivo per pomiciare e poi riportavo il mio partner a casa in collo perchè quello era il patto. Più due gelati e un pacchetto di sigarette. Lo sciacquio delle onde, il ribordio dei pattini, il tintinnio delle stie, la cors a delle vele sottovento, il giramento, ora come allora, dei miei coglioni.
I miei primi turbamenti marini e la consapevolezza che c’era un odore che era proibito e tanto bello li ho provati verso i quindici anni. Ero la seconda scelta per ovvi motivi di un ragazzino moro, con gli occhi neri nerissimi e magrissimo. Il ragazzino aveva già intuito che non gli avrei fatto fare niente di divertente mentre la Laura, la sua prima scelta, la sua come quella di tutto il gruppo del mare, sapeva come fare i versi ai gatti. Ma dietro le scale dell’orefice mi ricordo questo bacio e poi un altro e poi un altro, con un misto di senso di sporco, di attraente, irresistibile ma anche repellente. Non so se a quella età si analizzino gli accadimenti a fondo, ma ricordo di non avere dormito quella notte. Avrò fatto bene? Avrò fatto male? Ora penseranno che sono una puttana? Il giorno dopo rieravamo lì, alla scala dietro l’orefice. Stavolta una mano correva dal ginocchio in su e io scapppo a gambe levate. Un bacio è una cosa, penso, ma la mano sulla coscia è una cosa da grandi. Eppure quell’odore me lo ricordo ancora, sta nel cassetto “cose belle”. Forse l’unica concessione che mi sono fatta fino a tarda età, l’unico cedimento della diga, il superamento del senso di sporco che per ragioni ancora non chiare avevo altissimo, insuperabile. Qualcuno non riesce a essere giovane mai.
Apache – MySql – Php: qui inizia la mia tragedia personale, l’ennesima. L’diozia mi possiede come un sacerdote con lo ius primae noctis, mi violenta e fa nascere il frutto stupido del mio stupido grembo. Mi infilo in un forum di escperts con un nick che mi si addica, idiota, e cerco aiuto, chiedo quale c onnessione ci sia tra i tre applicativi (?), da quale devo cominciare, perchè sul desktop ho un .exe mentre io ho un macintosh e sul mio librino c’è scritto Windows e Mac. Ho perso il sit? Ho perso la direzione? Ho perso Dio? Ho preso il cd rom di Carlotta e ivi ho cercato i file per l’installazione?
Non demordo. Risposta dal forum, offensiva, mi sono infilata fra i veri ecspert, tutti usano Linux ovvero la lingua del pinguino. Mi sposto su linux e poi su unix perchè i nomi si assomigliano, scopro l’esistenza sul mio g4 con mac osx di un terminale che parla conchiglie unix quindi corro in salotto e ne prendo una, ci soffio dentro e guardo se il mio computer è pronto per farmi scrivere in php. Niente. Il terminale risponde con “comando inesistente” ad ogni mio tentativo di counicarci, allora ci scrivo vaffanculo e almeno l’ho offeso. Sei appena bellina e stupida Juanita, sparati.
Somerset – UK – 9 Agosto 2002.
Questo giorno ero con Carey, boss, amico, padrone di casa a Londra, nella sua campagna a mangiare fragole senza sapore e girare per i campi di una parte dell’Inghilterra che nemmeno sospettavo che esistesse. A passeggiare per un camminamento per cavalli, a ragionare dei massimi sistemi e a guardare la mia faccia nello specchietto della macchina, gonfia di alcol e con gli occhi infossati nelle guance. La vita può essere meravigliosa. La sera ho affogato i sensi di colpa in due buoni whiskey, seguiti a circa un litro di vino, pantaloni taglia 46 e maglie attillate per punirmi. In macchina Turin Breaks e Zero Seven, nello stomaco una distilleria, nel cuore un surgelatore.
Il REGIME DELLA GARANZIA ::.. non è raro di questi giorni incontrare persone che non hanno vissuto, che hanno scelto il regime della garanzia. Gente che non si sporca le mani, gente che ha comunque qualcuno sempre su cui contare, una seggiolaccia di legno vecchio su cui dondolarsi. In genere vogliono aprire un bar in Messico, non calcolando che se qui le zanzare sono tigre là vincono tutti i camel trophy, che united colours of benetton è una pubblicità straordinaria ma se non riesci a sopportare la vicina di casa che usa le pattine come uno snowboard difficilmente digerirai l’odore di una pelle diversa dalla tua e la soja dovunque. Peresempio.
E’ la scelta che frega, l’idea di perdere una via appena ne hai scelta un’altra, la frustrazione di guardarsi continuamente indietro e vedere se si è fatto bene. Se no si ricambia, se no si fa un saltino al bivio un’altra volta e si guarda un pò come butta. Ma a tavola viene tutto fuori. Mentre parli e ascolti parlare chi più ha vissuto più racconta e più ascolta. Tempi di facili soluzioni, di mezze scelte, mezzi uomini e mezze donne
..:: Confidiamo in Mr Potato ::..
Mr Potato mi è apparso la prima volta a Londra, io l’ho creato ma lui era già presente, io l’ho inventato per difendermi dalle brutture e proteggermi dalle sbronze (vedi 12 Agosto). Ci vorrebe ora il signor Patata per spazzare via questi urli che ormai chiunque abiti in un condominio conosce a memoria, le urla quotidiane di qualche famiglia in qualche casa, covi di dolore, fucine di improvvisazioni morali, luoghi dove spesso si sosta solo fino a che non ci si sente espiati. Non tutte, non tutte. Ma queste prepotenze rivangano sem i antichi, mi urlano nello stomaco e mi fanno una rabbia incontenibile. Quindi violenza perpetra violenza, noia genera violenza. Bisognerebbe credere in qualche cosa per non impedire agli altri di crederci, invidiarne la gioia, funestarne la tranquillità. Ma la gioia non è cosa da poco, è “roba grossa” come dice gente nuova.
..:: BRUTTO, IL BRUTTO::..
Gente di chiesa che adori il divino quando non chiudi la bocca e ingrugnisci la faccia, gente che credi in una sostanza stupefacente superiore in grado di redimere ogni assenza di responsabilità morale, gente che ora Katà, ora Olòs, mai insieme, guarda il brutto e sentiti bene. Guarda la definizione del bene, la tua, e guarda quello che fuggi o ti sfugge, meglio. Chi non conosce cattiveria e dolore non parli di bontà o di gioia. Chi giudica sarà giudicato, diceva qualcuno, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Poi l’ultima, enorme, ama gli altri come te stesso. E’ qui mio Caro Supremo che sbagliavi. Dovevi prima insegnarli a questi kamikaze ad amarsi un pochino, a perdonarsi, perchè loro ci trattano come loro stessi. Di merda. Torna giù e spiegagli, spiegaci un po’ va.
Gocce di gutron su di meee, un gatto mi guarda e mi sputa in visooooooooo he! Gocce su di me! But there’s onee thing I knowwwwww…Agosto all’insegna della bassa pressione, svenimenti, cadute alla Eleonora Duse e gocciole per rialzare qualcosa. Il giornale il Tirreno ha trovato finalmente la sua via e coi morti di caldo anche un tema per lo strillo del giornale. Io ce lo vedo il giornalista “rossano sono schioppati altri du’vecchi dar cardo! e fanno 120 solo in provincia, e vaiiii” e via giù di titoloni. E la gente, noi, si legge per vedere a chi è toccata. Gira la ruota, gi-ra-laaaa. La mia nonnina è in montagna a frescheggiare dal suo figliolo e io e la mammina siamo giù a valle che si muore. In ufficio invece c’è l’aria confezionata che mi punta diritta sul collo, quindi mi gira il capo appena esco e riborda colle gocciole di gutron. Sennò casco.
Ma il fatto saliente è che per la prima volta in vita mia non sono con il resto dell’umanità in ferie, non sono al mare, sono qui a iperprodurre per me, per l’agenzia, per le cooperative, guardandomi ghiotta gli aerei e le formule fly & drive per ottobre, ieri ho trovato un link sulle vacanze nel deserto. Ma non so guidare le moto, conditio sine qua non. E allora giù con Ansedonia, una villa da 14 persone con piscina di 18 metri a ottobre costa come un monolocale all’Elba di questi giorni. Il mondo è matto, lo dicevo io. Visitato il sito dei webby awards ( in google cercare “best sites awards” e scansar, rimango impressionata dalla bravura di qualche disegnatore, gli olandesi regnano. Gli italiani mettono donnine in doccia anche nel sito della nasa. Bah.
Perchè stasera noi partiamo alla ventura, direzione Francia, macchina Ka della Lisa, 60.00€ a chiorba: italiani medi unitevi e festeggiate il ferragosto perdiana, entrate di prepotenza nelle statistiche dei telegiornali il 16 agosto (duemilionidimilioniditalianinfilaperferragosto) e tornate sfatti il lunedì seguente. L’emozione, che emozione, due giorni senza albergo, compagnetti di classe, gente che fra di noi ci si chiama ancora ragazzi e si veleggia per i trenta, quelli che i genitori ci chiamano ancora i bimbi, quelli che non si sposano mai e nemmeno vanno a convivere salvo tornare indietro alla velocità della luce, chi ti fa più di mamma ti inganna. E noi si parte, è facile che si arrivi appena a genova e poi ci si fermi a dormire in una pensionaccia, si arrivi appena in francia per comprare cartoline da esibire, o che si rimanga in una casa nascosti fino a lunedì simulando il viaggetto. Ma se si va, chissà se va se va se va se va. Mi dicono che esiste una catena francese, chiamata Ibis, ostellacci da 16 euro a notte, un prezzo più che dignitoso per uno zerbino e un piattone con cui dividere la notte e le tenerezze. E se no abbiamo la macchina. E se no si chiameranno i babbi e ci si farà venire a prendere.Oppure non si tornerà mai più. Ecco, questo è uno di quei giorni che si potrebbe decidere di non tornare mai più.Oppure di smettere di fumare, oppure di comprare venti cd per il viaggio, oppure di andare a vivere tutti insieme nella Comune Limaju, “sì, io faccio i pomodori, te pulisci e lui beve”, quelle stronzate immani che la vita te la fanno felice, illuminata, quelle decisioni estemporaneee che ci lasciano ancora uno scampolo di umanità, vermi galattici che non siamo altro, vergogna di ogni dio che ci abbia incoronato razza eletta, precisini ah precisini siamo.La macchinetta del caffè dell’uffficio balla la samba e chiede una partner di danza, mi vado a ingozzare, -8 ore alla partenza.
Scrivo una data e faccio finta di niente. 15 agosto 2003, non posso fare a meno di sottrarci 2 gennaio 1975. In realtà è un pò di tempo che dico a tutti che ho trentanni, perchè i venti non sono più nella mia percezione da almeno un lustro, o forse non ci sono mai stati. E forse la vita premia quelli che arrivano in ritardo, quelli che al momento giusto non stavano facendo le “cose opportune”, e gli rende un pò di gioia che era in banca. Ai tempi della discoteca ero in piscina con i miei genitori, quando c’era la discoteca mi sentivo così fuordacqua che salvo due o tre domeniche pomeriggio andavo in campagna magari, o a vedere un filmino in casa. beninteso che schiantavo d’invidia per chi si sentiva a suo agio negli ambienti appropriati. Io sostavo alle tavole dei grandi ammorbandoli con iee uloeposmpeubbpunto diveene che dovrebbe esse gcaecugat vei va, v al pl.Isaoè mtoieneilaie’avaquo dllgvtù chsoe. Chiaro ?
Agenzia di Viaggi “ Il Supremo”
“Cosa hai fatto della tua vita figliola?”
“Ho lavorato, ho fatto dei figli, li ho cresciuti e ho tenuto casa in ordine.”
“No, intendevo, cosa hai fatto della tua vita? “
“ So l’inglese, anche “
“… “
“ Ho amato un uomo disperatamente, mi ha fatto tanto soffrire”
“ Che hai fatto con la tua vita? “
“ Cioè“
“ A casa “.
“Cosa hai fatto della tua vita figliolo?”
“ Un cazzo “
“ Villaggio Valtour, trattamento B&B “
“E te figliolo?”
“ ho vissuto due vite per non saperne vivere una sola “
“Ostello in camerata“
“ E te figolola?”
“ Ho lasciato quello che è venuto qui prima”
“ Bretagna, pensione completa e massaggio ai piedi; e poi che hai fatto? “
“ Un po’ questo un po’ quello, so fare i crostoni di pomodori e dei gran pompini “
“ Hai in omaggio una bicicletta con cambio Shimano e la borsina dell’agenzia.”
In Costa Azzurra mi viene da chiedermi come mai la Liguria a parte Portofino non abbia saputo diventare una costa altrettanto vitale, vipposa. Perchè io ci soffro quando gli italiani non vincono, io sono un’italiana affezionatissima, come quando vivevo in Inghilterra e vedevo una gazzetta dello sport mi cantavo tutto l’inno di Mameli e no non sono fascista, che tra l’altro non c’entra un cazzo, ma tanto per mettere le manine avanti. E insomma, l’Italia ha un passo in più, non c’è verso. Gli italiani hanno la pessima abitudine di criticare gli italiani, ma credo di avere scoperto il perchè dopo varie peregrinazioni. Te la immagini una donna di una bellezza e di un’intelligenza uniche al tavolo con una bruttaccia poco simpatica e nemmeno tanto intelligente, te la immagini questultima che dice “tu sei bella ma hai i riccioli fuori posto”, te la immagini quell’altra, che può fare? Dire, ” e tu sei un cesso” ? No, non si può. Allora abbiamo maturato questo sottomettersi per non irritare, perchè è così palese che non c’è confronto da metterci in imbarazzo. Ma da noi la baguette la trovi, il gulash lo trovi, l’ordine, il disordine, la storia, Rimini, le balere e il Savoy, la trattoria ma anche la novelle cuisine. Oh vai all’estero e chiedi pane e mortadella. La donna bella si aggiusta il ricciolo e ringrazia dell’appunto. E poi è ancora più bella.
divide et impera
C’erano una volta due bambine, una chiara l’altra mora, una ricciola e l’altra liscia, una ordinata e l’altra disordinata. Così le aveva create il Grande Angelo per supportarsi nella diversità e sopperire una alle mancanze dell’altra, diverse per non invidiarsi, complementari per amarsi. Ad una dettero il nome che vuole dire che ‘Dio ha avuto misericordia’, la sua origine è ebraica e la sua natura fu fin dall’inizio fatta di pulsioni, di slanci, di mutamenti improvvisi, di contraddizioni. L’altra invece fu insignita del nome di “protettrice degli uo mini”, perchè con la sua forza avrebbe condotto dolcemente le vite di chi le stava intorno.
E le bambine una un pò più grande e una un pò più piccina, ma già più alta, si davano la manina mentre si studiavano con sospetto: così diverse, così la stessa cosa.
Un brutto dì qualcosa successe ed era scritto che sarebbe successo come ogni cosa. Le bambine si lasciarono la mano e le diversità divennero un monticello sempre più grande che cresceva in sofferenza di giorno in giorno, e ancora erano lì a chiedersi cosa era successo. Ogni tanto gli occhi anche quando erano diventate vecchie perlavano per loro ma la bocca non seguiva, la mente neppure, solo il cuore doleva e tanto, perchè si sentiva che mancava qualcosa di importante. E impera et divide, separare è comandare, come amare è controllare, rinchiudere qualcuno in un vestito è perlomeno sapere se fuori è estate o inverno. Ma quanta paura, che razza di errore.
Verrà il giorno in cui ci dovrà essere più ordine nel disordine, più disordine nell’ordine, e si mancheranno allora e magari riprenderanno la manina rugosa e leveranno i vestiti che la vita aveva fatto loro indossare, e lasceranno che a parlare siano solo gli occhi. Visto che la bocca non ci riesce tanto bene. A me, che le ho viste piccine, ve lo posso assicurare che non si lasceranno mai di vista, perchè camminano su due strade parallele con tanti alberi nel mezzo, che ogni tanto lasciano un buco da cui si vedono. E allora si rigirano dall’altra parte, stizzite. Fino al giorno che una dal buchino non apparirà più.
Che follia la vita, più della morte che rende nutrimento alla terra, che ti mette un cappotto che nemmeno te ne accorgi, ti adorna di gioielli che non volevi e ti leva quel che ti fai levare, ma non c’è mica nessun intento, nessuna direzione. Le cose accadono, le persone che ami ogni tanto spariscono per lasciare un letto vuoto, magari per altre persone ancora. E tu rimani con degli odori nel naso, delle immagini nel petto e tutto il resto nello stomaco. E la follia, il dono degli dei, certe volte ti porta via. Ma io so che quel che si odia negli altri è ciò di se stessi che ci fa paura, che non ci si ammette, e che l’amore qualche volta stupisce perchè devia, all’improvviso, nella direzione giusta. E la follia va via, torna la vita come doveva essere, e non ci si ricorda nemmeno di essere stati matti.
Mi sono dimenticata un s igaro toscano ammezzato nella borsa nuova, ora sa di savana, il libro è marrone e se l’arrotolo ho buone possibilità di fumare. La macchina fotografica… ora ha i pallini marroni nella lente accidenti a me. Sono all’ospedale di Pisa, ma questo non limita minimamente il tanfo di sigaro che emano, anzi ci sono appassionati che mi stanno accendendo le ciocche di capelli e leccando le dita per arrotolarle. Devo avere un bollino marrone sulla schiena. Devono visitare il ripieno della ricciolona, siamo in ginecologia, o ostetricia o insomma quella roba. A parte dei mostri che sfilano come carri allegorici, sì, ma del cottolengo, al carnevale di rio e future mamme spalmate come ranocchi sui letti del reparto non c’è niente di triste qui. Io ho il terrore degli ospedali perchè ho la sensazione che quando c’entrerò sarà per sempre, quindi mi aspetto di vederci roba orribile: gente che spira tra le braccia della madre, bambini stragiati, suicidi di massa dalla finestra.
Una donna sbuffa a ritmo perpetuo e regolare. Le dottoresse mi sa che hanno tutte un pò di ipertiroidismo oppure c’è una boccetta di popper aperta di là nella stanzina dei medici. Seguo la voce di una donnina, medico archivista (?) e arrivo dentro l’archivio. Vedo le cartelle, vanto un 11/10 (e un diploma di scuola vela, cat. Optimist), quindi posso leggere i titoli da qui, un pò lontanino. Lo faccio e incappo in una serie di volumi intitolati
ABORTO 1998 I-G
ABORTO 1998 V-G
ABORTO 1998 IVG
ABORTO 1998 H-F
ABORTO 1998 …
ABORTO 1999 …
ABORTO 2000…
Mi si congela un attimo il sangue: c’erano almeno seimila mai nati, tutta Norimberga perdiana, un’amichevole Dakau – Tora Bora.Arriva il mostro di Firenze, mi prende per mano e urla “sono un dilettante”, mi fuma un piede e spariamo all’orizzonte. Che muore sul colpo.
ore 3:56 :: un uccellino bussa alla mia finestra e mi sussurra *che minghia ci fai angòra in piedi?*
NON CI SONO MOTIVI PER ESSERE PARTICOLARMENTE FELICE OGGI. MA LO SONO.
Anzi a dire la verità è bene che non pensi a tutto il lavoro che ho e a quanto me ne serve ancora per rimettermi in piedi dalla crisi dell’anno scorso. Ma questo non è proprio il punto. Una volta che le regole diventanosemplicemente regole e non un ostacolo alla propria umanità, gli amici solo persone con cui condividere momenti felici e dolorosi, finchè la macchina non casca a terra, quando alla fine di una giornata di lavoro si trova la forza per disegnare due cazzate e scriverne quattro, contenta perchè magari qualcuno le legge esei a due passi dal venerdì e dal sabato al mare, ESISTE UN SOLO MOTIVO PER ESSERE TRISTE?
è risorto balsane e ci sono le foto di New York in crisi elettrica/ bianche è quasi finito il diario da settembre diventa più snello le foto della costazzurra sono probabilmente le migliori che abbia fatto in vita mia
vado a scrivere su carta, a domani
Lisa non si può arrivare al venerdì sera alle 19.00 e decidere di andare all’Elba da qualcuno che ci ospiti, perchè ta nto non ci ospita nessuno. O si trova una pensioncina a 7 euro a notte o ci tocca dormire in macchina, e dopo una giornata di mare con tutto il sale addosso e i puzzi del sudore non si può dormire nella Ka. Stasera si sta a Pistoia, si va a giro e io mi addormento al tavolino, ho la letargite.
epilogo arriva al tavolino dell’Irish Pub un bambino Filippo di circa trentanni, gonfio come un papero bagnato e mi fa ” oh vuoi sentire l’odore di questo coso”? – un pupazzino dentro una scatolina tipo portachiavi. Apro e mi arriva un tanfo da vomito, sembra vomito rancido, una cosa insostenibile. “Filippo ora ti tiro una gomitata nei denti”. Non capisce questo Filippo che mi ha fatto venire il vomito, quell’aggeggio puzza come un qualcosa di terribile, un odore che ti aspetti di sentire prima di morire, dentro un pozzo in cui sei caduto e stai per andare in decomposizione tu stesso, un odore di morte mai sentito primo. Ci deve essere dentro una fialetta puzzosa, non lo so, mai sentito niente del genere prima. ” Filippo mi hai incattivito, ora ti gonfio di botte”. Vado dentro al bagno a lavarmi la mano e insaponarmi col cosino del sapone liquido, la puzza non va via. E’ ora di addormentarsi al tavolino e fare finta di niente. Non gonfio Filippo di botte solo perchè ne prenderei, ma se fossi una campionessa di karatè lo farei fuori seduta stante. Coglione.
Ho fame, una fame da bambina di otto anni, una fame che mi tormenta da quando ho sei anni, una fame vorace. E mi tocca non mangiare, mi tocca stare a dieta, mi tocca ordinare le insalate e la carne, a me che mangerei i tortelli ripieni di tortello anche a ferragosto, con un buon rosso che ti fa imperlare i baffi di sudore a nche se non ce li hai, con un dolce di quelli pesanti, con tanto pane e intingoli. Sogno come i musulmani di andare in un paradiso di latte e miele, ostriche e linguine all’astice e panna, no forse questo nel testo non c’è. E leveri anche tutte quelle belle ragazze disponibili che ho già , io, dovuto tollerare in questa vita. E’ colpa delle belle ragazze se a me mi tocca la dieta, è tutta colpa di Claudia Schiffer quando avevo quindici anni e c’era l’esplosione di Versace, delle super top model, questi giunchi di mille metri e sei chili, ma con seni agravitici e tondi e enormi. E io, poverina, al mare con la maglietta. Io con le gambine della 44 dei pantaloni, sì, ma con l’orlo, il giro vita faceva da maligno padrone. E i miei capelli. Tutti crespi. E la pancia, troppo tonda. E la dieta, allora, corse, digiuni eucaristici, una ginnastica forsennata. Che paio di coglioni, voglio andare a Haiti e fare la danza del superventre e pure della ventresca, stare pingue e avere ghirlande di fiori da offrire ai turisti.
A’palazzo. L’allegra combriccola si decide per una cena tutti assieme. Volevo andare al vecchio mulino a castelnuovo garfagnana. Qualche diserzione per la distanza e qualche adesione lastminute. Siamo nove. Guido la carovana e sbaglio strada come sempre, e il vecchio mulino non accetta prenotazioni dopo le sette e mezzo (perchè?). Viriamo per questo posto, letto da qualche parte, sentito da qualche altra, sbaglio strada, arriviamo alla fine. Alle dieci. “Chi non fa non falla” prova a consolarmi Lisa, ma l’effetto è quello di quando provi a spiegare ad uno su una sedia a rotelle che è uguale a te coi pattini.
Quanto bella è una bella ragazza in mezzo a donne, che come leonesse non sanno se sbranarla o difenderla, in genere il risultato è promiscuo ma godibile per i commensali attenti. C’è anche un leoncino. Ovvio che i cuccioli si gettino all’incirca uno verso l’altra, per consolatio animi credo, ma i vecchi stanno troppo a sentire e non se ne fa di niente. Che giochi meravigliosi, vorrei averne fatto parte a suo tempo, ma credo di essere stata troppo impegnata a fare le imitazioni di fantozzi o ad animare il mio personale villaggio valtour. O a contare le calorie. Assaggio l’unicum la prima volta e la seconda, questo retrogusto di erbette è buonissimo in bocca ma lo stomaco oggi rimanda bruciori da aprile inoltrato, ho invocato il dio maalox per ore fino a che non sono svenuta di sonno. Stanotte ho risognato il sogno delle case e dei vicoli dove arriva qualcuno che mi scappa, che lo vedo che era lì e che lo conoscevo ma mi scappa di sottomano e rimango con un pò di tristezza. Stamattina Pistoia era bellissima e l’aria è indubbiamente cambiata, più bellina, più freschina, limpiduccia.
A’palazzo si dic eva. Un borgo andato a male e ripescato per ritradurlo in un ristorante con vista e che vista. Tutta pietra, tutto legno, tutto medioevo che sbuca da ogni dove, un menù buono. Ho rivisto cifre umane dopo tanto tempo: 2.00 euro per un contorno, eccheccazzo, sono verdure lesse o al più fritte, non ostriche. Locazione. Ristorante A’ Palazzo Via San Giusto di Brancoli San Giusto di Brancoli Lucca Tel. 0583/965341. Spesa cena pantagruelica 16,20 €. (e fanno 30.000 Lire, che ai miei tempi erano una cena di tutto rispetto)
Antipasti
Antipasto misto con farro e lardo
Primi
Zuppa frantoiana con olio delle colline lucchesi e erbette di monte
Tortelli nostrali al ragù
Secondi
Coniglio nostrale arrosto con patate
Rovelline rifatte
Dessert
Buccellato con fragole
Castagnaccio e ricotta
Il tutto sarà accompagnato con vini delle Colline Lucchesi.
La pasta è fatta in casa.
Pensieri
L’altro giorno ero in piscina e pensavo che sarebbe stato carino avere una piscina dentro le orecchie per poterci ospitare i propri amici in santa pace, offrendogli tutti i comforts e la protezione necessaria per farli sentire come papi. E anche utilizzare gli occhi, da dentro si intende, come vetrate sull’esterno.
Ieri sera pensavo che bisognerebbe fare un test attitudinale a chi va a cena fuori.
Chiuso per vita, volevo scrivere ieri, ma il computer non l’avevo dietro. A dire la verità persino la macchina fotografica mi dava afa.
C’è anche il mio silenzio, quello che condivido con i miei intimi alla stessa velocità, con pari intensità. Sei stato entrante a sedertici, ma ti si perdona tutto da queste parti, questioni di pariglia. Sicut sicut. La fede non è necessariamente tema tuo, le risposte non sono necessariamente le tue, le tue giuste. E soprattutto io e Eva stavamo dormendo accanto. Vaffa pà, tvb
Che fai rispondi? Juany
COMPLEANNO FEDERICA aka GWEGA ::::.. 15 anni :-) (aka sorellina, alias quindicesimo anniversario di gioia, nonchè ricorrenza amata e festeggianda)
Che la vita ti sia serena piccina di troppi centimetri e che la tua bellezza non sia un ostacolo all’ascolto della bambina cicciuta dentro di te. In questo giorno chiamo la strega bacheca e faccio fare un incantesimo per cui chi cercherà di darti gioie facili si tingerà di verde e tu lo riconoscerai. E questo è il mio regalo. Impara a fare di necessità virtù e a fare della virtù un buon non profit della tua esistenza, ricorda che babbo e mamma sono incrollabili come i piedi di un tavolino di legno e tutti gli altri sono come un centrino sopra, carino. Tu sei il cesto di frutta invece, frutta fresca gwega, e rossa e profumata. Ricorda che c’è chi rimane una bella pesca anche quando è passata la stagione, e che un bell’animo sta in un bel corpo, e che un bel corpo sta in bikini senza i rinforzi. Ricorda di non indossare il push up perchè quando lo levi le tette cascano giù. Segnati da qualche parte di non trascurare le amiche, quelle femmine, quando ti fid anzi perchè quando ti lasci saranno loro a capire perchè vuoi ascoltare le canzoni tristi invece che uscire a fare il guinness di birra nello stomaco. Ricordati che un bacio è un tesoro, ma anche tu. Cerca di guardare a quelli più grandi e imparare il meno possibile, sono in genere invidiosi della tua giovinezza e scontenti della loro vecchiezza, se così non fosse lascerebbero governare a te e ai tuoi amici l’Aprilia per esempio, e i villaggi valtour avrebbero gli adult sitter con supplemento genitori in bungalow nell’isola vicina. Scherzo. Vai piano con il motorino e se ci porti qualcuno fai caso che non abbia in mano un coltello a serramanico. Ricorda che mi puoi chiedere e dire ogni cosa anche se mentre parli hai l’impressione che stia per svenire, per via della schiuma che mi esce dal naso: è proprio così, ma col bene che ti voglio ti seguirei anche nelle favelas. Ma tu non lo sai cosa sono, ignorantaccia che non sei altro. Leggine uno di quei minchia di libri che ti ho regalato, che parli come uno zulù. Quando saremo vecchie e io avrò un girello per muovermi in casa causa obesità tu mostrami il tuo amore comprandomi dei campanellini sonori da attaccare alla ciambella, mi daranno gioia e tu potrai sentirmi girare nel garage di casa tua con la certezza che non sono ancora scivolata in un tombino. Voglimi bene come io adoro te, ma sarà un’impresa dura. Tu sei la luce dei miei occhi. Buon compleanno Fede.
firulì firulà
Stasera sul Golgota tira un’aria da fine del mondo, perlomeno la mia. In quanto figlio del supremo non capisco perchè debba stare qui inchiodata. Alla destra la croce delle compagnie in cui sono fuori luogo, assolutamente pallosa quando non intransigente e taciturna. Alla mia sinistra appena prima del ladrone scorgo puntellone di ferro conficcato nel palmo, rappresentante l’amore e affini. Ai piedi, sprecati nel non portare un sandalo di Casadei ad un party in Costa Azzurra, chiodo multiplo con pensieri di rivoluzioni sopite e affari di stato – non il mio – che mi aleggiano sulla testa come mosche sulla cacca. E’ bello avere un occhio sensibile sulle cose, dà quella depressione tanto chic e in voga e quel livore che ti farebbe urlare ” ooooooooooh! sono quiiiiiiiiiiiiii! aiutoooooooo!”. Invece poi siamo grandi, sì sì siamo grandi, ci si aspetta certe cose persino da sè stessi, atteggiamenti che volano sulla materia, media ponderata degli sbalzi di umore. Insomma bisogna comportarsi a modino. L’antica rabbia ha rifatto capolino vestita da Barbablù, ma forse va bene così, il libro ha ripreso a ritmo vorticoso, la carta mi tiene al riparo e mi gratifica, è come fare l’amore con qualcuno che sa esattamente quello che voglio ed è pure generoso.
Stasera mi dedicherò alle cose del mio Signore, ai miei librini, alle mie scartoffie, stasera aspetto il dolore su una poltrona, gli ho preparato un drink, e una copertina da ginocchio, e una pipa. Non ci si fa mancare niente noi altri. Ora a spaccarmi di ginnastica, ma più che altro a sudare, ah bene.
tango messere
Salve signore, se non sono troppo ardita vorrei ballare un tango con lei. Lo so che ho perso l’agilità ma sono stata una ballerina di quelle che sanno bene come muoversi anche impercettibilmente. Se solo non ne avessi avuto paura. Ora, muoviamoci verso il centro della pista, ti dò del tu, dobbiamo ballare a contatto, il lei non ha senso. Attacca. Uno, due, tr e, gira la testa di scatto, vorrei avere gli occhi chiusi per non vedere chi c’è dintorno, e magari imbarazzarmi. Ti ho mai detto che adoro come balli? Forse no, ma se non sei uno stupido l’avrai visto dai miei occhi e da quanto non ti ho rivolto la parola in mezzo agli altri. E com’è che abbiamo smesso di ballare tanto tempo fa? Non ricordo bene ma cominciano ad essere un visibilio le cose che capitano senza che ci sia una ragione, bene è non chiedersi troppi perchè. Tac, gira la testa. Accostami la guancia. Sono sola, sì. Tu? Anzi no, non me lo dire, o perlomeno non prima del panino alla baracchina, quando il sonno sarà un ottimo palliativo a qualunque cosa, anche ad un lutto figurato. Sono un pò emozionata, sto sbagliando i passi in modo grossolano, mi perdonerai spero, tanto fra un’ora chiude la balera. La dance hall. Ce la sto mettendo tutta, ma sono irrimediabilmente in ritardo. Vorrei silenzio, ballare con le cuffiette, io e te con le cuffiette, con le cassette perchè i cd saltano. Ma allora si perderebbe l’orchestrina midi, gli attacchi sbagliati, i fade out da impallidire dalla vergogna. Fra mezzora mi ritrasformo in una zucca e tu in un topo, Cenerentola si fotta, tanto a lei va sempre tutto bene, è bella e bionda, e sa sempre cosa dire per essere appropriata. Io no. Io devo fare le sopracciglia ogni due giorni se no sembro Manolito di Mafalda. Io devo patire per arrivare, comunque, dopo. Questo è il tango dei ritardatari, il ballo dei naive, non quelli di scritto ma quelli di fatto. Il ballo di chi si arrende all’evidenza della propria inferiorità e magari ci fa una risata, ma da sè. Chi è che riderebbe dei tuoi fallimenti, poi.. Nessuno è così buono. Tanghèro, siamo alla fine delle danze e non ci siamo ancora detti niente; i sudori si sono mescolati però e tanto basta. Vorrei lavare io il tuo completino il lunedì per stirartelo il martedì e rendertelo inamidato il venerdì, qui per i balli. Magari anche se non balli solo con me. Ma spererei di sì. Al prossimo venerdì, allora, chiamami te che io non ho coraggio.
aria settembrina
E cosa credevi stupidella, che ti avrebbero alleggerito il conto una volta levata la maschera? No, e guarda che sono gli stessi che ti incitavano all’inizio del cammino, quelli che ti invitavano a diventare uguale, omologata iso 2000 e qualcosa. Ebbene, ho da farti una confessione. Non solo non hai fatto altro che sgrattugiarti via le cromature ma hai definitivamente capito che uguale e appropriata non lo sarai mai. E quindi stai da te, ebete, senza romperci i coglioni. Che chi ride ride in compagnia e chi piange lo fa da sè. Niente di male, tuttavia, se ti riesce di mettere da parte di nuovo ogni aspettativa, se riesci a ripigliare le scaglie di colore che hai tutte sui dorsi dei piedi e a metterle in una pentola d’olio bollente. Ritinteggia, rimescola, un nuovo colore ne verrà fuori magari un pò più rosso. Assolutamente vintage e irresistibile. Forza forza stupidella.
festival degli artisti
Oggi inizia il Festival degli artisti, dadaisti in gran parte, si tiene sulle montagne e ieri è arrivato un invito a sorpresa. Arrivano matti da tutta Europa, lingua ufficiale tedesco e qui inizio a ridere per le conversazioni che terrò. Alle 17:30 ci si troverà in un punto del bosco, loro lasciano le indicazioni alla locanda, stasera si cenerà tutti insieme, artisti, dadaisti ed entusiasti inutili come me. Non ho ancora ben capito cosa sia Dada, nonostante Martin abbia iniziato questo inverno a spiegarmi. Io ce la metto tutta, ma ho sempre l’ impressione che sia un grande fratello, ho il terrore che arrivi Barbara D’Urso a spiegarmene le fasi. La natura è dada, io sono dada, l’arte è dada. Ok, ma che cazzo vuol dire? ” Che cazzo vuol dire è dada” direbbe Martin. Insomma c’è anche la rosticciana e la pasta con broccoli e salsicce che ritorna in auge dopo la fine dell’estate. Ci sono milioni di musicisti e anche io col chitarrino, niente microfoni. Il microfono lo vedi che non è dada? Perdiana. E per Toutatis.
the way you wear your hat
Frankie canta a tutta randa, mi ha fatto compagnia tutto il fine settimana lavorativo, ha classe lui con quel sorriso di sguincio e le cameriere che gli hanno fatto causa tutte per palpeggiamenti. Un uomo donna da quanto era masculo, di quelli che dopo che sono stati con una ne parlano male perchè tanto amano solo sè stessi, esemplare da congelare e riproporre alle generazioni futre – ma anche alla nostra, va – che crescono al contrario. Ragazzi di sei chili e capelli pieni di pomata, ologrammi di culi che forse un tempo c’erano li’ sotto la schiena, ma che ora devono essere da qualche altra parte. Uominini. E non-bambine di sei metri e ottanta e dodici anni, nude e bestemmianti, ma glabre. E con le meches. Che si mangiano tranci di bambini a colazione e li ruttano a cena. Ma c’è da dire che sicuramente faranno meglio loro di quanto si sia fatto noi nate negli anni settanta, ipocondriache sentimentali, che amano quel che perdono e odiano lo stronzo che hanno accanto, perlomeno finchè non mette incinta un’altra. Ma che potevamo fare? Con l’orrore della vita familiare, dell’incomunicabilità, le maratone di Sentieri e l’arrivo dei Jeans paninari questo era il minimo. E i nostri compagni. Un coacervo di ansie e insicurezze, piattoni. La verità, credo, sia che non è più opportuno dire lui o lei. Ci sono persone, alcune, che brillano di luce, e il minimo che si può fare è amarle, per bere un pò di vita.
Ci sono persone che hanno una ricchezza indicibile: vivono. E non sommano o sottraggono troppo perchè di natura non hanno la calcolatrice. E amano. E si fanno amare per breve tempo perchè un bel gioco dura poco, poi spariscono nel più meschino modo possibile dalla tua vita. E tu ti ritrovi con tutti gli altri, quelli che invece fanno tutto bene, tutto perfetto, che non ti abbandonano mai mortacci loro, che ti cantano il Peana del telavevodetto. E ci si fa una risata, si pensa a quanto un minuto con questi stronzi benedetti sia infinitamente più gradeveole di una vita con gli altri. E che ti devono rendere un visibilio di soldi. E che quando li hai ospitati in casa tua non hanno sparecchiato una volta, quando ci hai fatto l’amore chissà a che pensavano ma di sicuro non è stato un orgasmo simultaneo.
