You are currently browsing the monthly archive for Luglio 2008.
Definisciti. O meglio: fatti definire. Non c’è limite allo studio delle caratteristiche delle persone finalizzato alla creazione di parametri di vendita; persino il web semantico si è tramutato nella piattaforma ideale di venditori che vogliano rastrellare nuovi compratori – o forse era nato per quello. Intanto, per ogni qualcuno che ha abbastanza talento da mettere assieme più di centomila persone, raggruppate per gusti e potere di acquisto c’è un altro qualcuno che in questi giorni gli offre un riscatto per comprarsi la sua community, metterci le pubblicità, escluderlo per sempre dalle sue stesse idee. Oppure lasciargli il ruolo poco esecutivo di direttore artistico. Definisciti, allora: sei Bottega Verde (filocomunista, crede all’omeopatia come valida alternativa alla medicina tradizionale, non ama le spiagge organizzate con gli ombrelloni, non schifa la peluria umana) o Bottega Veneta (filo conservatore, ha studiato in scuola di prestigio, ritiene che la poverta’ sia una condizione temporanea da cui riscattarsi con ogni possibile tentativo, si abbronza al punto giusto, schifa la peluria umana)? Ogni volta che compiliamo un piccolo questionario di qualunque natura, stiamo in realtà creando un match fra noi e tutta una serie di prodotti insospettati, che ci verranno offerti al momento opportuno, anche dopo dieci anni. Non c’è nulla di male a farsi targettizzare, se lo si vuole, certo. Nulla di brutto a (credere di) scegliere una marca oppure nessuna, se si sa di essere carne da mercato. Per quanto mi riguarda compilo schede completamente prive di senso, per confondere le acque, e per credere di non essere io stessa una parte del tutto. La mia categoria e’ “persone che non sanno accettare il fatto di essere solo persone”.

Io forse mi posso azzardare a dire, senza che in un giorno in cui le girano i coglioni mi denunci o – peggio – mi schifi, di essere un’amica (insomma, una conoscente ravvicinata) di Michelle Wallen, per gli appassionati, Mica Paris. Lei canta Summertime con la potenza di chi si alza nei ristoranti, dopo due dischi di platino, e canta a cappella solo perchè c’è una bella atmosfera. E’ una bella donna, una montagna per me che le arrivo al seno, e mi accarezza la testa come si fa con i bambini stupidi. E io ci godo, perchè lei canta in macchina a tutto volume, proprio a un volume spropositato, e io mi godo il concertino con la mano sul cambio e il gomito fuori, come Oronzo Catonzo.
Alla festa di 50 cents a Milano, a seguire alla sfilata di Richmond, fui spedita nel salottino very important people. Io raramente vengo invitata nei salottini, poichè mi addormento. Infatti io in genere sto a casa. Ma quella sera ero seduta fra Cambi, il suo assistente (“fa tutto lui” mi disse, “ci pensa lui a tutto” mi ripetè, “parla sempre con lui se vuoi parlare con me” mi disse ancora) e Federica Felini, o Follini, o Fellini. Io, c’è da dire, non sono stata fortunata fisicamente: non ho le gambe, non ho le spalle, ho la bocca fina, il naso torto, paio colombiana. Una posizione del genere era quindi abbastanza tragica, esteticamente, ma tant’e’. Chiesi a Cambi “stai bene?”, perchè mi sembrava all’orlo di un collasso cardiaco. Mi guardò come se avessi fatto un rutto ad alta voce: “come?”. Ma chi ti conosce. E glissai, cercando di presentargli la mia ospite famosa, che voleva passare un buon fine nottata. E’ come se i soldi, in questo terzo millennio, avessero acquisito una loro personalità, un loro cervello, che non trova anticorpi nelle generazioni che lo idolatrano. Peccato, pareva una bella fiaba.

Mi chiamano la notte, pensavo fosse una delle mie missioni del tipo “trova una camera gratis per quel tizio famoso, trova un paparazzo per quella tipa famosa”, invece era un autista, che mi chiedeva quei famosi cinquanta euro che gli dovevo a settembre. Certi giorni sono migliori di altri.
Oliviero Toscani mi ferma in passeggiata, non lo riconosco, per chiedermi di fare delle foto a me e Cecilia. Dico di no, mi sembra un forsennato, ho sempre paura dei pedofili. Mi si avvicina una pertica dalle gambe leste, mi dice “signora, è Oliviero Toscani”. “Oh”. Dico. Che ci faccia una foto. Sono scesa dal treno, Cecilia è splendida nei sui due anni, ma io faccio onco ai vermi: bianca, sudata, troppo vestita. Sorrido però, mica capita tutti i giorni. Solo dopo mi ricordo di avere appena bevuto un caffè, sarà una foto coi denti marroni.

