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Alla fine del giorno, conta avere chi ami, vicino a te, per il desinare. Conta che i sogni che hai e le beghe che ti ritrovi rientrino fra le cose che si possono raccontare al bar al mattino, davanti ad un capppuccino, facendo finta di essere unici. Tirano fuori un bambino, ne muore un altro per salvare la sorellina, un treno esplode, se ne vanno, anime lievi e accaldate, in un fuoco ingiusto. Fanculo.

C’è un detto che dice: qual è la differenza fra essere sposati e essere single? La risposta è 20 chili se sei una donna, 50 minuti se sei un uomo. Vista dall’esterno, la relazione fra persone che vivono assieme e hanno cani, figli, progetti, mutui e altri collanti di ogni natura non presenta nessuna differenza; la realtà è completamente diversa: la dedizione ed il conforto sono come un piccolo inverno polare, cui si resiste solo stando appiccicati e utilizzando il lardo come riserva energetica. Un altro aspetto della convivenza è il conforto di odori sicuri, di quella faccia amata, uomo o donna che sia, di cui si sa che, salvo imprevisti, non si schioderà da quella posizione sul divano, da quel lato del letto, da quel reparto del frigo. Il tiepido nido di serenità ha sulla libido lo stesso effetto di una tisana al fegato di cinghiale, che oltre ad averti fatto addormentare ti lascia in bocca un retrogusto, così, agghiacciante. Cercare di aggirare questi aspetti del comune vivere è come tentare di sciare su una pista nera dopo dieci anni di inattività: pareva velocità, era in realtà il tempo di avvicinamento fra la nostra ghigna e un pino silvestre. In tutto questo titanici, formidabili, salvifici, svettano i cuccioli di uomo, quei cosi che ci somigliano vagamente e che possedono tutto il nostro amore. Oggi ne ho visti un trentinaio, piccini, già unici, incredibili, piccole persone alte due piedi. Mi sembra un miracolo.

Le cose sulle quali la maggior parte delle persone vuole sapere di più sono quelle che meno le riguardano.

Certe canzoni ti mettono a nudo, e non vedevi l’ora, ecco perche’ Use me di Bill Whiters nella mia scala dei valori esistenziali si piazza al quarto posto, subito sotto la regola benedettina. Certe sere si puo’ essere fortunati, capitare in un postaccio come questo e trovare gente che suona bene, che c’ha i Cream nel repertorio e la scapigliatura nel sangue. Certe sere, tornando alla tavola della propria casa, i pomodori a fette sono piu’ dolci del solito, e la presenza fortunata di mozzarelle di bufala appena arrivate da Caserta rende il tutto inequivocabile, perfetto. Non ci vuole mica tanto a essere felici, ma avere sofferto aiuta. Il coltello e’ poco seghettato, ma chi se ne frega, i pomodorini datterini si mangiano cosi’, come le ciliegie, e con un dito nell’olio e sale si orchestra un concerto incredibile. Ma guarda la terra, che ti combina quando meno te l’aspetti: l’estate ventosa. Di sole.

Non c’e’nulla di piu’ utile ai fini della comprensione della follia umana che leggere I report dei consigli di amministrazione altrui. La gente, tu la metti a un tavolino ripetutamente una volta a settimana per cinque anni, e questa comincia a entusiasmarsi per I tagli sui post it notes e la cancelleria. Per il decremento del proprio stipendio in misura minore a quello degli altri. Per il raggiungimento dell’obiettivo indicato nella proposta quadro. Per la conquista dei sedici centimetri di scrivania nell’ufficio con la finestra. Voglio dire, a forza di considerare il proprio orticello come paradigma del mondo, uno diventa pazzo. E si convince che fare le melanzane sia come scrivere di psicanalisi o inventare un vaccino.
