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C’è un detto che dice: qual è la differenza fra essere sposati e essere single? La risposta è 20 chili se sei una donna, 50 minuti se sei un uomo. Vista dall’esterno, la relazione fra persone che vivono assieme e hanno cani, figli, progetti, mutui e altri collanti di ogni natura non presenta nessuna differenza; la realtà è completamente diversa: la dedizione ed il conforto sono come un piccolo inverno polare, cui si resiste solo stando appiccicati e utilizzando il lardo come riserva energetica. Un altro aspetto della convivenza è il conforto di odori sicuri, di quella faccia amata, uomo o donna che sia, di cui si sa che, salvo imprevisti, non si schioderà da quella posizione sul divano, da quel lato del letto, da quel reparto del frigo. Il tiepido nido di serenità ha sulla libido lo stesso effetto di una tisana al fegato di cinghiale, che oltre ad averti fatto addormentare ti lascia in bocca un retrogusto, così, agghiacciante. Cercare di aggirare questi aspetti del comune vivere è come tentare di sciare su una pista nera dopo dieci anni di inattività: pareva velocità, era in realtà il tempo di avvicinamento fra la nostra ghigna e un pino silvestre. In tutto questo titanici, formidabili, salvifici, svettano i cuccioli di uomo, quei cosi che ci somigliano vagamente e che possedono tutto il nostro amore. Oggi ne ho visti un trentinaio, piccini, già unici, incredibili, piccole persone alte due piedi. Mi sembra un miracolo.