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E’ un mondo strambo, questo, se da un lato qualcuno prova a forzare qualcunaltro ad inserirsi in un template, per giudicarne le capacità, e dall’altro lato quella persona piene di capacità è naturalmente portata a non volersi definire, omologare, farsi giudicare sulla base di domande a punteggio il cui unico criterio è, tante volte, l’umore di chi lo esamina. In particolare, persone dal percorso versatile o incompleto, si trovano davanti ad una banca dati per la promozione della propria figura personale con lo stesso sguardo vivo delle mucche che guardano i treni passare. Ma voglio dedicare questo blog a tutti quelli che, come me dieci anni fa, con un diploma di liceo (Classico), n università lasciate lì fra un pianto e due domande “ma perchè io no?” o, peggio, “ma perchè quell’imbecille sì?”, a quelli che a cena coi genitori e i loro amici gli sudavano le mutande nell’attesa che qualcuno chiedesse ” e te? quanti esami ti mancano?”, a quelli che davanti al professore che arrivava con due ore di ritardo, se arrivava, gli dicevano brutto stronzo, ma io mica pago per aspettare te, e dovevano cambiare rettorato, a loro oggi dico: io assumo solo quelli che non riescono a stare dentro una banca dati.

Stamattina alle 07:54 ho varcato la soglia laterale sinistra del parco, come ogni mattina in cui non piove, per recarmi all’ufficio, il luogo dove passo di media dieci ore al giorno e dove mi rilasso dal lavoro di donna della casa, moglie senza certificato e mamma. Passeggiando ho contato tutte le cacche di cane, come ogni mattina, constatando che stamani fuffy numero sei non è riuscito ad espletare i suoi primari uffici. E meno male, perchè fuffy numero sei è centododici chili di cane. Il suo padrone, che saluto tutti i giorni, è alto ottanta centimetri ed ho come l’impressione che quel bestione riempia i suoi vuoti volumetrici. La luce del sole del mattino ingentilisce i tratti di tutti e rende il pelo delle pantegane che risiedono nel fiumiciattolo del parco di un colore oro rosso che mi fa venire voglia di cantare. Vecchini di tutte le età corrono i centro metri in sei secondi netti quando l’acqua delle Leopoldine fa effetto e loro, incauti, si sono allontanati dai gabinetti delle terme. In tutto il mondo dove ci sono le terme ci sono le piscine e i solarium, qui no, qui la gente ci viene ad andare di corpo. Fra un peto e un altro organizzano concertini, soprattutto all’Excelsior, ma io non ci vado perchè non si distinguono i fiati musicali da quelli improvvisati. Mi fermo ogni mattina in un bar nuovo, questo significa che certe volte devo abbandonare il percorso maestro e spingermi di là dalla ferrovia, ma ne vale la pena. Ad esempio stamattina ho preso un macchiato che sapeva di scimmia, e mi è tornato in mente il mio viaggio in Africa. Ieri invece ho bevuto un cappuccino degno di nota (Dolci di Carlotta) e un caffè a seguire davvero memorabile. Ognuno deve trovarsi l’ispirazione nei propri cunicoli vitali, perchè essere felici di quello che si ha è la chiave per una vita serena e tutto sommato felice, ma soprattutto è il sistema più indicato per affrontare le disgrazie. Riderci sopra, invece, è puro genio.

Mi sono svegliata Susanna Agnelli stamattina, con le vene varicose ma senza il di lei portafogli, quindi ho deciso di inaugurare una piccola serie di articoli didattici alle Bree Van de Kamp sul come coordinare perfettamente azioni casalinghe, lavorative, affettive e sociali, prendendo spunto dalla mia vita ma anche ispirandomi ai miei modelli: Courtney Love e Michael Jackson (Il secondo è purtroppo tragicamente mancato una settimana fa – anche lui usava il mio imbattibile mics losciabordonedigabbiano per addormentasi la sera, serve a non svegliarsi ogni ora in preda all’angoscia).
Care amiche, vi consiglio di trovarvi uno spiraglio esistenziale tutto vostro, per sopravvivere alla pressione che vi sovrasta. Cercate di incastrare tale momenti convenientementi fra la pupù del bambino e il frullare cose a caso per vostro marito in una baciasca di ceramica, cosicchè abbia l’impressione che siate state molto a preparargli la cena. E’ importante infatti non togliere tempo utile alle mansioni più importanti come: la corsa fra i calzini lerci della mattina (e canestro nel cesto della biancheria lozza), lo spilamento dei piatti in fase di stallo prima della lavastoviglie, l’aspirazione – per le più brave con le narici – delle briciolone dentro le pieghe dei divani, il lustro del lavandino e del bidet (con una mano sola però), le istruzioni elementari alle signore che dopo quindici anni ancora non si ricordano cosa fare il lunedì e cosa il venerdì, il deforestamento dell’ascella e delle gambe e il nascondimento delle bottiglie di Cointreau sotto il letto della creatura, per non destare sospetti. Non vi dimenticate di fare almeno una torta del Mulino Bianco a settimana, accanitevi sul sopra con una pialla e sbavateci un pò di zucchero a velorappreso, così sembrerà appena cotta, di quelle che fate voi col magico forno Harbert, l’unico forno che siete mai state in grado di usare con gioia, e non scordate di tenere in frigo la bevanda preferita del vostro lui, perchè lui, quando torna, si deve riposare. Mettete in agenda la cena con i parenti nell’unico week end libero che avete dal diploma del liceo, d’altronde essere imprenditrici ha questo di bello, la gestione del proprio tempo e della propria società, e il regalino per la nascita del sesto figlio in due anni di vostra cugina acquisita, che ha messo la lista da Cari & Piccini. Non trascurate le attività del bambino, mi raccomando, non prendetevela troppo per l’asma a blocchi che vi attanaglia verso le sei del pomeriggio, quando tornando verso casa dall’ufficio vi ricordate di quel pentolone con la peperonata della sera prima che non avete avuto il tempo (la voglia, birichine) di lavare, ora residente a casa vostra a pieno titolo, con passaporto cileno, peluria verde muffa viva e le gambe; no, entrate in casa con entusiasmo, abbracciate le chiavi, salutate il giaccone e mettete il bimbo nell’armadio dei cappotti, cambiatevi in due minuti per portare il virgulto al parco, a giocare con le cacche di cane e la motoretta in affitto a soli 24 euro la mezzora. Rientrando approfittatene per ritrovare il cesto della raccolta differenziata, sono due mesi che l’avete lasciato davanti casa, c’è dentro un pipistrello morto che non si sa bene se va nel cassone degli organici o alla Caritas – alla Caritas. Salutando caramente l’amministratore di condominio che vi chiede 760€ per la nuova balaustra di ghisa entro domattina, e vi chiede (anche) se per caso potevate venire alla riunione del 15 agosto, rientrate nella vostra pace, nella vostra dimensione dell’animo, e riuscite a riconoscere un mammifero maschio dietro a quel magma bianchiccio spalmato sul divano, che si gratta gli zebedei con soddisfazione evidente, e che ha già selezionato il vostro programma preferito: Cops Uncut: The Best. Il glamour non va trascurato: mettetevi le scarpe col tacco quando andate a fare il bidè al piccino che ha cagato come un orso e ancheggiate davanti al marito, così, cifotiche, finchè non vi vede e vi ricorda perchè vi siete messi assieme, scatenando assieme un grugnito e parlandovi d’amore (lévati non vedo): più tardi nel letto scambierete un sacco di cose, tra cui la promessa (voi) di non rompere i coglioni e (lui) di andare a dormire nello studio. Bene care amiche, spero che anche le vostre vacanze saranno rilassanti come le mie, io me ne vado in Botswana in un campo profughi a rilassarmi un pochino, e vi lascio i miei consigli per arrivare salve ai quaranta e passa, sono sicura che faranno di voi una donna di successo e realizzata, come me.
Con amore, la Vostra Juanita

Mi arrendo: l’estate ha degli attimi di grazia. Cioè non è solo quell’ orrendo lasso di tempo che ci mette la primavera a trasformarsi nella stagione regina, l’autunno, ma presenta in sè qualche convenienza. Ad esempio:
1) La mattina il sole batte lieve ma potente; per me che tutti i giorni come gli svizzeri con l’alzheimer percorro tutto il parco a piedi per andare in ufficio, è un’epifania di verde germoglio tenero, un effluvio di odorini buoni.
2) Il vento, col caldo, fa diventare tutti più belli.
3) Ci sta che il sole cocente bruci tutti i ripetitori, di modo che io, forse, sia isolata dal telefono per giorni e giorni.
Ecco.

Il vero danno all’Italia l’hanno compiuto i portatori sani (?) di Monella Vagabonda, Sweet Years, Baci e Abbracci e altri orrori, altro che Berlusconi o D’Alema. Il paesone dove vivo stasera era funestato da mostri: donne debosciate, gnude col tanga fuori dai leggings, donne di quasi quarantanni (s)vestite di bianco senza reggiseno e rugose come shar-pei per sovrapposizione solare prolungata, vecchi coi capelli ossigenati e la patta in vista, nonni vestiti da nipoti, bambine conciate come puttane con mamme accondiscendenti al fianco e fratelli obesi. Una si augura il regime trozskysta solo per vedere la gente vestita tutta decente, monocolore, rigorosa. Dio come mi fa schifo l’estate, l’unica soluzione è inaugurare il mese della prevenzione estetica, dove se ti vesti come questi mostri ti incapsulano tutto e non ti vede più nessuno.
