leonesse

E’ un pomeriggio di caldo torrido e pioggia torrenziale, uno di quei giorni in cui fare un altro figliolo se abiti in Africa o pigliare uno Xanax nel nostro complesso e infelice occidente. Madonna ha preparato un’altra stanza per un’altra adozione, quest’anno va di moda il giallo e la Madonnina dei terremoti sta seriamente pensando di fare venire un attacco di pancia a qui gaglioffi del G8, riuniti a parlare di polluzioni mentre noialtri ci si guarda intorno come se la macchina del tempo c’avesse fatto uno scherzetto mica male. Ho cucinato il risotto alla milanese, male come al mio solito, ho le stesse doti manuali di Lonardo dopo che era morto. I miei cari lo hanno mangiato per finta e buttato nel pattume di nascosto, con tutto l’amore possibile, e si sono rifatti sul sorbetto al mandarino (carissimo) che ho comprato ieri sera, per tamponare la mia domenica casalinga. Piove sempre piu’ grosso, inizia a tirare un venticello incredibile, da piangere di gioia, e il semino di fagiolo piantato dalla mia bambina sta ballando di felicita’. Prima della pennichella che piu’ amo, quella spaparanzata sul divano con mille quotidiani e supplementi freschi di stampa tutti intorno, senza tanti programmi, senza emergenze, senza guai. E’ questo che conta: siamo vivi, siamo salvi, per ora. Guardo loro due che dormicchiano e mi sento come una leonessa: forte, felice, la mia savana personale e’ tutta irrigata e placida.