L’inglese si stordisce come gli elefanti per dormire – in fin dei conti è americano, proviene dalla terra foriera di libertà, empeachment e antidolorifici. Ha una collezione di pillole di tutti i colori che valgono per poco sonno, nottata tremenda, sveglia lucida alle tre e altri cataclismi che colpiscono noi esseri umani nell’ora perfetta, quella in cui torniamo rannicchiati fra le braccia della mamma e ci facciamo fare grattini onirici.
Dormo pochissimo anche io, ma non piglio pasticconi.
Devo uscire indenne da Febbraio, il mese nano e incattivito, la resa di tutti i miei peccati settembrini, l’estratto conto vero, tangibile, delle mie boiate natalizie. Quest’anno anche il periodo delle rivelazioni: tutto quello che avevo lasciato a macerare nel cesto della roba irrisolta mi è venuto a trovare e mi ha cantato un dolcegramma. “E’ ora Juanita”. Devo decidere molte cose ma, più di tutto, devo entrare in case poco piacevoli, rinfrescare camere lasciate chiuse. Devo cambiare lenzuola e materassi, forse devo pure cambiare casa.
Quindi sessioni interminabili di spiegazioni, quelle che io rifuggo da quando sono nata. Ammissioni di colpa. Piani modificati. Tutto si riassume in ho bisogno di sapere che se anche dico cose sgradevoli mi darete ancora una carezza sulla fronte. Bisogna testare questo macchinario, penso fra me e me, per vedere se la velocità è reale o è la discesa che ci fa andare a tutta mancina.
Ho trovato un alimentari con le merendine italiane, e se qualcuno era in quel negozio nell’attimo in cui è successo avrà pensato che ero fuggita all’igiene mentale. Ho fatto un salto e un urlo, ne ho prese una decina di scatole: ciliegia, albicocca, cioccolata, fragola. Tutte, belle, coi loro preservanti che sono buonissimi e tengono i bambini buoni al mattino. La merendina, che si porta in borsa e non pesa nulla, la si mette in bocca ai fanciulli quando bloccati nel traffico si passano le ore senza poter fare pipì. La merendina con le scritte italiane: mi sono commossa.
La signora dell’alimentari è un donnone di seicento chili e due metri, mi sorride e mi mette un ovino kinder nelle sacche, me lo regala: sono rimasta figlia, non c’è nulla da fare. Puoi capire subito se una persona è buona dalla Grazia che vedi nei suoi occhi: quelli perdono la luce quanto più ci allontaniamo dall’acqua chiara, diventano palle morte, livide. La signora ha occhi con le palline lucenti.
Ho messo la torre di croissants e saccottini nel mobile dei detersivi, così che l’Inglese non le trovi e non mi chieda spiegazioni. Mezza Pinta, che è un genio, ha capito senza che nemmeno dovessi dirle guarda, i troiai sono qui dentro, guarda di non farti beccare dall’Uomo Ossuto che diluvia solo roba organica, e godine oh figlia mia. Ha visto. E ha capito.
Al mattino si sveglia alle sette e mezzo, sgattaiola fuori dalla sua stanza e si dirige alle varichine. Apre con quelle manine secche la confezione più vicina e si prende due aggeggini. Poi li scarta senza emettere rumore. Poi se li mangia. Poi silava i denti. Poi fa sparire le cartine. Poi torna a letto. Poi si rialza dopo mezzora va dal papà e gli chiede una bella mela organica con del tea ai frutti, che va puntualmente a buttare nel water.
E’ questo quello che ci salva: nel mezzo della tormenta nascondere le merendine e mangiarsele di nascosto.



Vorrei abbracciare te e mezzapinta per l’opportunità che mi dai di sentirmi lí con te…
Ciao amore e good day sunshine!!!
Nonnopapà
Il dolcegramma…. :)
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