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A me piacciono le donne. Scrivere di donne, o pensando una audience di donne e’ una condizione per me naturale; sono nata, infatti, con l’attitudine alla sorellanza, al matriarcato, alle vacanze nei resort delle amazzoni. A me le donne garbano tutte: alte, basse, sposate da secoli, cattoliche, musulmane, e sciite; eroine quotidiane nella lotta al calzino sudicio; tutte mi ispirano e mi guidano: le guardo, le ammiro, le odio, sono sempre lì in un angolo del mio cervello. Piccole donne ancora non sposate o figlianti mi ricordano di come era bello avere tutto il tempo per se’, aspettando che la vita diventasse vera, cruda. Donne minuscole mi fanno sorridere, gia’ femmine a tre anni, con la loro gestualita’ e i loro gusti in fatto di mangiare, vestire e divertirsi.

Mi piacciono le donne libere e rilassate, che lasciano che la natura, il cibo, il lavoro e persino l’amore vadano dove meglio credono, senza forzature. Mi piacciono le donne libertine e un po’ grossotte, perche’ nel loro intimo sono fiori delicati. Mi piacciono quelle secchine, che senza tanti problemi si levano la sottoveste per un ritratto o fanno il bagno in mutande se non hanno il costume. Mi piacciono le ciccione di caviglia larga, e quelle col sedere a forma di carro armato. Mi piacciono le vecchie, affacciate ai balconcini, con lo sguardo dei sedici anni e il corpo dei novanta.

Ne ho fotografate e ascoltate molte, a me serve per capire un’estetica magica che si e’ persa – la bellezza dovunque – a loro, forse, per rivedersi fra qualche anno, come erano, come mi si sono raccontate. L’archivio conta piu’ di cinquemila foto, ne mettero’ una o due a settimana, magari anche di piu’.